Introduction to “New perspectives in Visceral Osteopathic tags”

Carissimi,

periodicamente su questo blog verranno pubblicati articoli, immagini e clip ecografici che proverò a condividere con Voi.
L’obiettivo è quello di avere un feedback, attraverso i vostri suggerimenti e commenti, per l’organizzazione e il perfezionamento delle prossime lezioni di Anatomia EcoTopografica Dinamica (D.U.S.T.A.) e Fascial-motion UltraSonographic Evuation (F.U.S.E.).

Grazie

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Dear all,

in the next weeks I’m going to publish on a timely basis some new articles, new videos and pictures of my ultrasonographic approach to the abdominal cavity and to other structures (i.e. soft tissues) in the osteopathic field ‘n’ feeling.

My goal is to get a feed-back from you in order to possibly improve my future lessons with D.U.S.T.A. and F.U.S.E.

Thanks for your comments

Abstract: Low back pain and kidney mobility: local osteopathic fascial manipulation decreases pain perception and improves renal mobility (DOI: 10.1016/j.jbmt.2012.02.001)

Low back pain and kidney mobility: local osteopathic fascial manipulation decreases pain perception and improves renal mobility

Summary

Objectives

a) To calculate and compare a Kidney Mobility Score (KMS) in asymptomatic and Low Back Pain (LBP) individuals through real-time Ultrasound (US) investigation. b) To assess the effect of Osteopathic Fascial Manipulation (OFM), consisting of Still Technique (ST) and Fascial Unwinding (FU), on renal mobility in people with non-specific LBP. c) To evaluate ‘if’ and ‘to what degree’ pain perception may vary in patients with LBP, after OFM is applied.

Methods

101 asymptomatic people (F 30; M 71; mean age 38.9 ± 8) were evaluated by abdominal US screening. The distance between the superior renal pole of the right kidney and the ipsilateral diaphragmatic pillar was calculated in both maximal expiration (RdE) and maximal inspiration (RdI). The mean of the RdE–RdI ratios provided a Kidney Mobility Score (KMS) in the cohort of asymptomatic people. The same procedure was applied to 140 participants (F 66; M 74; mean age 39.3 ± 8) complaining of non-specific LBP: 109 of whom were randomly assigned to the Experimental group and 31 to the Control group. For both groups, a difference of RdE and RdI values was calculated (RD = RdE–RdI), before (RD-T0) and after (RD-T1) treatment was delivered, to assess the effective range of right kidney mobility.

Evaluation

A blind assessment of each patient was carried using US screening. Both groups completed a Short-Form McGill Pain Assessment Questionnaire (SF-MPQ) on the day of recruitment (SF-MPQ T0) as well as on the third day following treatment (SF-MPQ T1). An Osteopathic assessment of the thoraco-lumbo-pelvic region to all the Experimental participants was performed, in order to identify specific areas of major myofascial tension.

Intervention

Each individual of the Experimental group received OFM by the same Osteopath who had previously assessed them. A sham-treatment was applied to the Control group for the equivalent amount of time.

Results

a) The factorial ANOVA test showed a significant difference (p-value < 0.05) between KMS in asymptomatic individuals (1.92 mm, Std. Dev. 1.14) compared with the findings in patients with LBP (1.52 mm, Std. Dev. 0.79). b) The ANOVA test at repeated measures showed a significant difference (p-value < 0.0001) between pre- to post-RD values of the Experimental group compared with those found in the Control. c) A significant difference (p-value < 0.0001) between pre- to post-SF-MPQ results was found in the Experimental cohort compared with those obtained in the Control.

Conclusions

People with non-specific LBP present with a reduced range of kidney mobility compared to the findings in asymptomatic individuals. Osteopathic manipulation is shown to be an effective manual approach towards improvement of kidney mobility and reduction of pain perception over the short-term, in individuals with non-specific LBP.

Keywords: Low back pain, Kidney, Renal movement/mobility, Respiration, Fascia/Renal fascia, Myofascial, Ultrasound, Osteopathy, Somatic dysfunction, Osteopathic manipulation, Fascial techniques/Manipulation, Fascial/Osteopathic treatment, Still technique, Fascial unwinding

Su PubMed articolo italiano sulla fascia in ambito osteopatico – 18/10/2011

Per la prima volta nella storia della letteratura osteopatica, un articolo scientifico specifico sulla fascia di origine tutta italiana, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Bodywork and Movement Therapies (JBMT), indicizzato e consultabile sull’accreditato motore di ricerca scientifico Pubmed.
Il merito di questo straordinario traguardo, che ha contribuito ad innalzare l’evidenza osteopatica italiana agli standard scientifici internazionali, spetta al Dr. Paolo Tozzi, BSc (Hons) Ost, DO, Vicedirettore della Scuola di Osteopatia C.R.O.M.O.N. di Roma e al Dr. Davide Bongiorno, medico, ecografista ed osteopata della Scuola di Osteopatia A.T.S.A.I.
Dal Primo Congresso Nazionale di Medicina Osteopatica, promosso ed organizzato dalla Scuola di Osteopatia C.R.O.M.O.N., nel recente Giugno 2008 (a cui è seguita la seconda edizione nel 2010 e a cui seguirà una terza nel Settembre 2012), la ricerca in ambito osteopatico nella nostra nazione ha intrapreso un percorso evolutivo di crescita profonda e di considerevole spessore. Parallelamente, il crescente interesse per il tessuto connettivo, e per la fascia in particolare, dalla sua organizzazione micro-strutturale alla sua rilevanza in ambito clinico, ha visto professionisti dai background più disparati, riunirsi in eventi congressuali internazionali di impareggiabile valore scientifico, quale l’International Fascia Research Congress (a cui gli stessi autori hanno partecipato in qualità di relatori).
La rilevanza del tessuto connettivo, e della fascia in particolare, nella pratica osteopatica è di indiscussa primarietà. L’approccio osteopatico fasciale rappresenta senz’altro uno degli strumenti più comuni ed efficaci a disposizione dell’osteopata per il trattamento di numerose condizioni cliniche e diversi quadri disfunzionali. Tuttavia, l’opinion-based Osteopathy, sulla quale per anni gli osteopati si sono adagiati, auto-referenziandosi, non ha mai avuto e non potrà mai godere di un valore ed una voce di rispetto nel mondo scientifico (nonché politico) sia a livello nazionale che internazionale, se non viene supportata da adeguata evidenza, dimostrabile in un contesto controllato e con un linguaggio scientifico condiviso.
L’articolo del Dr. Tozzi e del Dr. Bongiorno rappresenta una pietra miliare in questo percorso di svolta; risultato di due anni e mezzo di ricerca, in cui gli autori hanno dimostrato l’efficacia di alcune tecniche fasciali osteopatiche nel migliorare il range e la qualità di scivolamento tra i piani fasciali in diverse regioni corporee, su pazienti affetti da cervicalgia e lombalgia aspecifiche, tramite valutazione ecografica in real-time – Dynamic Ultrasound Topographic Anatomy Evaluation (D.Us.T.A.E) – codificata dal Dr. Bongiorno. Sono stati dimostrati non soltanto evidenti cambiamenti tissutali fasciali, a seguito delle tecniche osteopatiche applicate in situ, ma anche la significativa riduzione della sintomatologia nei medesimi pazienti, valutata tramite somministrazione dello Short-Form McGill Pain Assessment Questionnaire.
Dai risultati di questo studio, presentato non solo all’International Fascia Research Congress ad Amsterdam nel 2009, ma anche al 7° Interdisciplinary World Congress on Low Back & Pelvic Pain a Los Angeles nel 2010, gli autori hanno anche riscontrato e dimostrato l’efficacia dell’approccio osteopatico sulla mobilità degli organi connessi, avvolti, sospesi, sostenuti dalle lamine fasciali corrispondenti, e che tale miglioramento di mobilità corrispondeva con la risoluzione della sintomatologia nei pazienti osservati. Le implicazioni cliniche di questi risultati sono enormi e vengono dettagliatamente presentate e ampiamente discusse nell’articolo in oggetto.
Alla luce delle seguenti considerazioni, gli autori hanno poi proseguito la loro ricerca focalizzando l’attenzione sulla mobilità renale e le sue relazioni con la fascia renale, calcolando un Indice di Mobilità Renale in soggetti asintomatici, per poi paragonarlo a quello riscontrato in pazienti con lombalgia aspecifica, tramite valutazione ecografica dinamica. Infine, se tale indice di mobilità migliori dopo tecnica fasciale specifica, in correlazione ad una riduzione della sintomatologia nei pazienti lombalgici. Questo secondo studio, ormai culminato in un secondo articolo, è al momento in valutazione dai revisori del Journal of Bodywork and Movement Therapies (JBMT), concorrendo alla pubblicazione sul Primo numero specifico sulla Fascia del JBMT, previsto per Gennaio 2012, nonché alla presentazione al 3° International Fascia Research Congress che si terrà a Vancouver nel 2012.

Ringrazio Simone Bartolucci per la cortesia. DB