, ,

Le esperienze passate che determinano il futuro

Sono ormai quasi 15 anni nei quali il mio approccio sia mentale che pratico ha provato ad unire gli aspetti della mia vita clinica chirurgica ed ecografica con quella osteopatica, la mentalità più ortodossa della medicina (cosa c’è di più integralista di un chirurgo? più anatomico di una diagnostica per immagini) alla parte più olistica (giammai esoterica!), quella della medicina osteopatica, trovando alcuni punti di coerenza e correlazione che alcune, per fortuna poche, volte hanno creato tensioni tra me e gli altri “colleghi” che, per la verita, più che di crescere talvolta hanno mostrato il desiderio di conservare, di preservare la medicina osteopatica dalle contaminazioni.

Come ebbi a dire già una volta in un post su FB, penso che nella sua illuminata e grande intuizione il Dott. Andrew Taylor Still forse avrebbe voluto che la sua creatura crescesse e si facesse grande, contaminasse le altre discipline e fosse dalle stesse re-infettata così per renderla più forte. Mai e poi mai avrebbe rinunciato all’oggettivazione (qui l’BM non centra).

Come possiamo credere che l’osteopatia possa essere il VERBO quando non le permettiamo di capire cosa accade al di fuori di essa?

Come possiamo continuamente criticare di dogmaticità la Medicina, quella che per molti è l’ufficialità, se poi manteniamo nei dogmi (i principi dei padri fondatori) l’osteopatia stessa. Ricorrendoci anche quando abbiamo un ascesso, una BPCO o una ferita da suturare.

Come la medicina cinese che sta investendo in ricerche che possano confermare, ma anche smentire, i suoi principi così dovremmo fare tutti noi ostoepati con la nostra amata osteopatia.

Io non sono un ricercatore, non ne ho il tempo purtoppo e la caratura (neppure i galoppini che facciano per me tante cosa tra cui “lavorare”) sono un One Man Band e la mia “ricerca” è nata dall’esigenza di dare corpo alle mie apettative ed ai miei dubbi (” cura per la mia schizofrenia professionale”) , trovando nella diagnotica ecografica lo strumento di oggettivazione e diffusione non caratterizzato da quello che cosidero il più grande di tutti i “bias” metodologici: <<è così perchè lo dico io>>.

Qualche tempo fa ad un Corso di perfezionamento in Viscerale, fui coinvolto in una querelle relativamente alla loggia pancreatica. Il DOcente sosteneva che la posizione del pancreas fosse in area periombelicale, fin qui nulla da dire perchè da sempre si è sostenuto che fosse lì ma diverso è dire che da li lo tratto piuttosto che lì lo valuto perchè chi come me fa il Medico come lavoro conosce la posizione reale e non quella “osteopatica”. Ad un mio coinvolgimento diretto nella discussione  mi permisi di dire che non era lì. Al suo “perchè?” seguì la spiegazione della diagnosi ecografica  quindi la sua risposta “anch’io ho fatto ecografie e non è dove dici tu!“….ovviamente persi la voce per due giornate tale e tanta fu la mia mortificazione nel vedere annullare ciò che era ovvio….l’anatomia. (ndr faccio questo lavoro dal 1994 e da allora ad oggi ho fatto più di 60.000 ecografie, prevalentemente addominali sic!)

Ma in direzione del TORTO vs RAGIONE non si può andare avanti e lo scontro è sempre l’inevitabile conseguenza, quindi ho deciso che da oggi non diluirò la mia verve per situazioni di pochezza intellettuale e di prevaricazione da “ruolo”.

Chi mi ama mi segua? No! Dico solo che io continuerò la mia tranquilla vita di Medico clinico, ecografista e osteopata, la stessa che seguo dal 1990 e mi concentrerò nell’andare sempre di più a trovare punti di raccordo tra le due Medicine, quella ufficiale e quella osteopatica, se di due Medicine si parla e non piuttosto di una unica che parla linguaggi differenti ma che si basa su un glossario identico.

Ho iniziato a credere che sia venuto il momento di scrivere e dare, come dicevo più sopra, corpo al mio lavoro.

I Corsi F.U.S.A.E. in alcune scuole di Osteopatia all’estero ed in Italia, l’integrazione in Corsi di OSteopatia dove è sentita la necessità di una correlazione con gli aspetti di diagnostica ecografica, anatomia topografica dinamica, statica e di correlazione hanno avuto negli ultimi anni sempre più richiesta al punto che questa situazione ha reso evidente la necessità di dare aspetto sistematico e concreto a quanto svolgo nei corsi.

 

Quindi a presto….I’m back

 

D. Bongiorno MD DO

 

La cura e la malattia un vizio di forma

Vorrei commentare quanto posso solo intuire cosa in parte è già accaduto e che ancora potrebbe accadere in un immediato futuro (l’uso del condizionale è obbligatorio perché spero sempre in una illuminazione divina)  visti i limiti e i tagli che imposti dal Governo alle prescrizioni per esami diagnostici, strumentali e non, di imaging e non, ancora una volta disorientando non solo le persone che sono l’oggetto dei follow-up  ma quelle che normalmente sono oggetto o meglio “erano” oggetto di screening.

Ancora una volta per poter recuperare o meglio “fare cassa” si tagliano le spese sanitarie. Questo sarebbe fantastico se coincidesse con una vera “rivoluzione della specie” dal paziente incosapevolmente medicalizzato a quello conscio di esserlo anche se intanto io direi <<al solito>> tagliamo il considerato superfluo. A dirlo sono anche le associazioni dei medici anche se forse il messaggio è stato travisato.

Sento dire che in un paziente ipercolesterolemico il prelievo per il controllo della colesterolemia potrà essere fatto, se a spese del SSN, dopo solo 5 aa. Che il medico prescrittore potrebbe essere multato a meno che non stili una speciale richiesta che motivi clinicamente il perché ed il percome di quella richiesta? Quindi il paziente assumerà statine per 5 anni senza verificare la loro efficacia se non a spese proprie? Un paziente che assume un farmaco potrà valutarne gli effetti solo dopo 5 anni a meno che non paghi lui stesso “privatamente” l’esame?

Meno male che non si deve pagare di propria tasca il medico curante per avere parametri di polso e pressione altrimenti in un paziente iperteso dovremmo aspettare che passino 5 anni per verificare l’efficacia della terapia anti-ipertensiva impostata.

Sto solo ipotizzando …giocando forse … ma

Bah! penso che lo scenario che si prospetta sia realmente raccapricciante.

Leggendo le review internazionali sullo screening preventivo (ndr unica vera salvezza per lo stato di salute del genere umano..non arrivare alla patologia che ha costi biologici e sanitari molto ma molto più alti sic!) si vede che ad esempio per poter seguire con follow-up un paziente HCV+ (positivo per epatite C) al fine di ricercare le peggiori complicanze come ad esempio focus di Ca epatocellulare o di altre località tipiche da metter in Diagnosi differenziale si debbano eseguire esami di imaging (ad es. ecografia) di base e poi eventualmente esami di contrasto (ecografia con mezzo di contratto, RMN …) che hanno un costo. Quindi? potranno essere fatti? dobbiamo pagarceli di tasca nostra?

Al solito molto poco si capisce di quali saranno le reali norme e soprattutto la loro fattività.

Mi dispiace pensare che il medico non abbia più la libertà, ovviamente quella esclusivamente deontologica,  quella di programmare controlli seri e necessari nei suoi pazienti, che debba creare una ridondanza di valutazioni a “rimbalzo” (medico curante, specialista 1, specialista 2 …) per poter ad esempio prescrivere una normale RMN ad un paziente con una sciatica i cui segni clinici (una volta la si chiamava semeiotica ed era un esame fondamentale sia nel percorso di laurea che parte fondamentale all’esame di abilitazione professionale … l’ESAME DI STATO) e non rimbalzarlo a destra e sinistra perché se “non è specialista” non la può prescrivere. Che uno specialista non abbia l’idea di prescrivere un numero efficace di trattamenti per esempio di terapia fisica (ultrasuoni, TNS, ecc.) ma cabalisticamente un numero il “10”…mentre, magari, già dopo 4 o meglio ancora 3 oppure 15 !! sedute il paziente è clinicamente guarito e può fare altro se ben indirizzato dal proprio medico di fiducia.

Perché un clinico non può seguire delle linee guida dedicate per ogni singolo paziente!? perché non può decidere che un esame sia meglio dell’altro in un particolare stato biologico!? perché la medicina, così come l’educazione, sono sempre considerate solo sprechi e non investimenti? Ah perché i fenomeni pensavano che trasformandole in azienda potessero dare utili? utili da spartirsi tra loro?. Che tristezza…io me lo ricordo ancora quando ero il responsabile dei DRG’s nel mio reparto di chirurgia…una tristissima storia che ogni giorno si ripete

Che poi vi siano esami inutili o non indicativi come per esempio l’ecografia quando vi sia un addome meteorico (sapendo che il gas intestinale è quanto di peggio vi possa essere per una difficile se non impossibile valutazione con ultrasuoni) mentre un tempo una radiografia a paziente supino e eretto, tangenziale o frontale,  poteva rilevare livelli idroaerei o sofferenze ideali tipiche di una sindrome occlusiva per poi proseguire gli accertamenti.

Poi ti capita di fare una ecografia ad un paziente che ha dolori epigastrici e tensione in ipocondrio sinistro, trentenne, con diagnosi di sd. ansioso depressiva e crisi di panico da un paio di anni, in terapia con psicofarmaci…che tu osservi, valutando la facies (meno male che sono solo un chirurgo!! 🙂 ) e al quale domandi dopo aver fatto rigorosamente l’indagine richiesta << posso guardarle la tiroide … non mi deve nulla solo così per un sospetto!!>> <<si grazie!>> <<ha una tiroidite…meglio controllare gli esami della tiroide perché penso vi sia un forte sospetto di ipotiroidismo>>. (P.S. l’ecografia dell’addome era negativa!)

Quanti di voi correlano un ipotiroidismo con uno stato di ansia alzino la mano!!!.

Poi ancora ti capita di vedere una paziente inviata da una amica perché questa cliente del suo negozio di prodotti naturali ha un cambiamento del proprio umore, depressa e iperattiva. La signora, sessantenne, durante attività di palestra per migliorare il tono degli addominali a seguito di ricorrenti risentimenti lombaggini vede la comparsa di una piccola deiscenza di ferita laparotomica per colecistectomia, con questo piccolo “laparocele” il Trainer la invita a farsi vedere dal suo Medico Curante che la invia dallo specialista chirurgo che non per l’effetto (laparocele) ma per la causa, l’origine del problema  (lombalgia ricorrente) la invia dall’ortopedico il quale a sua volta la invia dal reumatologo che, a fronte di una completa negatività di tutti gli indicatori di flogosi agli esami di laboratorio (VES, PCR, ANA ….), formula diagnosi di fibromialgia con terapia farmacologica tipica C… e Ly… con le conseguenze disastrose sullo stato dell’umore, comportamentale e iperattività. Come medico mi sono preso la responsabilità di sospendere la cura progressivamente scalando dosi e dosaggi con rientro in una quadro di normalità della paziente.

Siamo un paese povero, non abbiamo soldi e di questo non possiamo che convincerci…preferirei pagare l’ICI sulla prima casa e avere una sanità funzionante, piuttosto che vedere balzelli e tassazioni illogiche che penalizzano indiscriminatamente tutti mentre il lusso proporzionalmente ne resta indenne…vogliamo parlarne? già! ma con chi?

Lottiamo contro chi ci vorrebbe nella condizione Sub-Health … malaticci e longevi. Meglio longevi e sani!!!

Buon giornata fellows

D. Bongiorno

 

,

Commentario Osteopatico: L’occasione perduta

Dedico questi miei pensieri a quanti come me credono nell’unità degli intenti e soffrono le divisioni, fatte solo per “personale” vetrina.

Carissimi colleghi e lettori, occasionali e non, i Social sono stretti e soprattutto urlano troppo e preferisco esprimermi su alcuni concetti da questo “salottiero” blog personale che però è sempre aperto e disponibile a critiche e pareri, purchè onesti ed educati anche se fossero opposti agli argomenti e alle tesi espresse.

Negli ultimi mesi, dopo le discutibili e discusse elezioni ROI caratterizzate dalla destituzione d’ufficio del mio caro amico, non per questo “incriticabile”, Eduardo Rossi il quale, come nelle migliori democrazie mondiali, è passato da eroe e strenuo paladino del riconoscimento dell’ostoepatia ad acerrimo nemico di una figura professionale sanitaria osteopatica, ci si è trovati di fronte ad una rivoluzione con controrivoluzione annessa. Come se gli anticorpi utilizzati per il nuovo corso dell’osteopatia in Italia fossero d’un tratto divenuti a loro volta antigeni da contrastare. Così come avviene nelle migliori sceneggiature dei docu-film americani contro le multinazionali OGM ecc.

Quale è stato il risultato? perchè di risultato si deve cominciare a parlare altrimenti… La Voce continua a urlare grillescamente che tutto va a scatafascio e che i responsabili sono sempre gli altri, pur non proponendo a mio umile parere, che alternative assurde in un ordinamento in cui non contiamo non solo una fava ma forse meno di una buccia di fava! Io per primo non ho la soluzione ma proprio per questo ne sto fuori o meglio ne sto dentro facendo di tutto tranne urlare; facendo in modo che l’osteopatia sia sempre di più “oggetto” di discussione e di attenzione da parte del mondo scientifico e non un oggetto di culto,  una divinità che neppure il suo fondatore (i.e. A.T. Still) avrebbe mai pensato potesse diventare…Lui pragmatico medico americano! credente e per questo non pagano nei riguardi di una disciplina come la medicina osteopatica.

Ecco quindi che in questa fine estate, autunnale più che l’autunno stesso, assisto ad un evento incredibile…l’occasione perduta per una vero convergere di forze e per una dimostrazione di unità verso i “tanto accusati” fisiochinesiterapisti che se saranno furbi ci fregheranno l’osso!. L’occasione perduta è stata quella di rendere visibili due appuntamenti che si sono sovrapposte nell’ultimo WE di settembre e al quale ho partecipato come relatore con i progetti più noti, meno noti e i nuovi progetti di F.U.S.A.E.

Perchè parlo di occasioni perdute? perchè mentre le Società scientifiche mediche delle differenti branche specialistiche hanno da tempo compreso che invece di combattersi è meglio essere uniti, come per esempio i congressi congiunti tra Chirurghi Ospedalieri e Universitari, Ecografisti Radiologi e non…noi abbiamo avuto due appuntamenti bellissimi in cui ho assistito alla disfatta dell’unità osteopatica. I partecipanti al Convegno di Osteopatia organizzato  a Parma non sapevano o volevano sapere, forse, del Congresso Biomecho organizzato a Roma e viceversa (non cito le scuole per ovvi e ben chiari motivi). Ma allora mi domando per quale motivo è stato istuita una Commissione Didattica ed anche una denominata Tesi e Ricerca? Non dovrebbero rientrare negli scopi di queste commissioni la diffusione didattica, la crescita culturale e scientifica degli osteopati di questo povero stivale?

Nei congressi medici le Università fanno a gara per portare i loro “campioni” con le loro migliori pubblicazioni per fare gruppo al fine di dimostrare che qui non si fanno solo opere murarie all’Expo! Non potevamo tutti partecipare ad una grande kermesse ostoepatica per poter dire…<<Ehi fisioterapisti ! ci vedete? ci sentite ? siamo qui e abbiamo molte cose da dire!>> invece una tristezza e soprattutto tutti gli osteopati che sbraitano, criticano, si incazzano nei social dove sono finiti? L’affluenza ai due congressi c’è stata ma meno di quanto ci si potesse aspettare dato il livello, me ne tiro fuori, dei relatori provenienti dal mondo soprattutto anglosassone. Mi viene da pensare che ai miei amici “somatici” sia andata di lusso che al tempo del loro bellissimo congresso non ci fosse stato ancora lo scisma!!

Se gli uni e gli altri avessero voluto fare un dispetto al ROI hanno invece fatto il gioco di chi ci vuole “yes men” e succubi di un sistema, della tanto citata “lobby” dei fisioterapisti.

Ecco l’occasione perduta, farci vedere per quel che siamo realmente, non solo, a detta degli altri, stupidi meccanici delle articolazioni ma professionisti, gente capace di garantire la comprensione più intima dei meccanismi neurofisiologici, fasciali e viscerali del nostro corpo.

Peccato.

Il titolo è volutamente al singolare (l’occasione) perché mi piacerebbe che davvero fosse stata solo una l’occasione perduta, diciamo un misunderstanding e non la drammatica cartina tornasole di ciò che ci attenderà

Un abbraccio a tutti i presenti e gli assenti

 

Davide

,

Commentario osteopatico: la Lingua e i Dialetti

Quando entriamo in contatto con un collega sorge sempre il dubbio se capisca ciò che gli stiamo raccontando, se capisca cioè il nostro linguaggio, le nostre espressioni terminologiche.

Se questo può essere meglio evidente, quasi normale si potrebbe affermare, quando si colloqui di un paziente con un medico “non ostoepata” lo trovo disarmante quando ci si trovi in ambiti congressuali a parlare con altri osteopati.

Qui ci accorgiamo che oltre ad una “lingua” comune vi sono “dialetti”.

Questo fatto ci mette in situazioni difficili da risolvere perchè se è vero che A.T. Still ha impostato il suo orientamento clinico e terapeutico su termini poi diffusi come una vera e propria lingua formata e strutturata, dove ad un termine corrispondeva un solo oggetto, è altrettanto vero che con il passare del tempo la lingua parlata dagli osteopati si è trasformata in una serie di dialetti.

Fin qui nulla di grave perchè ognuno ha una propria modalità di esprimere i concetti ostoepatici…peccato che quando un dialetto vuol diventare lingua è verosimile che dotandosi di una propria semantica, la quale differenzi un dialetto dall’altro, anche il termine “lingua” perde il suo valore, il suo significato universale. Troverei estremamente difficile cercare di uniformare un linguaggio dove il significato delle parole differisce in base all’interpretazione di chi le comprende o tenta di farlo rispetto a chi le dice.

Girando per varie scuole di osteopatia ho notato questo elemento, del quale peraltro non si accorgono i docenti, tutor, assistenti e operatori che operano all’interno delle scuole e tantomeno gli studenti che imparano il linguaggio e soprattutto il metalinguaggio dai loro docenti (che virgolettano e parentesizzano concetti della lingua medica per definirne un corrispettivo significato osteopatico).

Questo purtroppo lo trovo sbagliato anche se inevitabile. Daltronde fintanto che si differenziano gli ambiti di interesse, oltre che di “puntualizzato focus argomentativo”, tra noi e gli altri (come si preferisce scrivere “NOI osteopati” e “ALTRI medici”) non risulterà così semplice trovare punti di confronto non avendo linguaggio comune.

In ambito medico infatti è il linguaggio comune ad avere forza perché struttura e definisce gli ambiti, difendendo i confini della materia medica. L’osteopatia pertanto dovrebbe ritornare ad osservare il mondo all’esterno ed adeguarsi senza snaturarsi ma modernizzandosi. Esprimo un mio personale concetto che già ho in altre occasioni, sia nel blog che in discussioni o forum osteopatici, affermato: se A.T.Still fosse ora presente ci guarderebbe come a degli strani personaggi, tesi a conservare ciò che lui ha detto e teorizzato ma molte volte senza quella propulsiva fiamma di ingenio e volontà di crescere e confrontarsi. Lo so che non ne ho le prove ma per come era vitale e dinamico Still nell’affrontare le situazioni statiche non vedrebbe certamente di buon’occhio la nostra visione statica e piena di formalismi concettuali.

Pensiamo solo ai lavori che si trovano pubblicati sulle più auterevoli riviste scientifiche osteopatiche…beh i più dinamici siamo sicuramente noi europei (anche Renzo Molinari disse che l’europa e l’Italia sono i luoghi dove l’osteopatia è meglio rappresentata). Personalmente sono molto critico nei confronti del concetto di reliability che trova spazio in alcuni lavori dove però la metodologia in alcuni casi sembra scorretta e in altri superflua.

<< siamo sempre portati a doverci scusare e giustificare con l’ambito scientifico se facciamo questo o quello>> e ci dimentichiamo che anatomia, fisiologia, biochimica sono il “treppiede” comune tra noi e la medicina “ufficiale” che di reliability non ne ha mai neanche parlato!

Oscilliamo sempre tra due estremi: timida giustificazione o presunzione aggressiva. E si che siamo osteopati alla ricerca dell’allostasi perfetta 🙂 .

Vi do un esempio per tutti: parlando da ecografista e fautore della “reliability ecografica” (F.U.S.A.E. per me ne è un validissimo esempio) non ho mai visto eseguire una palpazione addominale sotto controllo ecografico in clinica medica o chirurgica durante gli anni passati tra le mura degli ospedali  o degli ambulatori dalla metà degli anni ’80, avendo avuto peraltro la grande fortuna di frequentare in un Polo Didattico sperimentale dove le lezioni erano interdisciplinari tra medicina interna, chirurgia, anatomia patologica … (n.d.r. H.S.Paolo – Milano Dir. Didattico Prof. Coggi).

Sarebbe perfetto trovare un metodo comune dove i dialetti potessero unirsi nel formare un linguaggio utile alla diffusione dell’osteopatia nei suoi concetti più trasversali e concretamente condivisibili.

Me lo auguro sempre più spesso e sono sicuro di non sbagliare nel farlo

A presto

DBo

firma davide

 

, ,

Il Blog o i Blogs

Cari amici, colleghi, lettori o “passanti”

dopo quasi due anni di attività mi sono reso conto che all’interno del Blog F.U.S.A.E. in realtà si identificavano delle aree di discussione non corrispondenti solo all’indagine ecografica dinamico-funzionale che ho utilizzato e che sto cercando ogni giorno di rendere sempre più precisa ed diffondibile.

L’anno scorso mi sono divertito a diventare un suggeritore, un suggeritore fine e disinvolto, nasuto ma di fine olfatto :), con il nome di Cyrano, il Cyrano ostoepatico, momento nel quale ho iniziato a dare alcuni piccoli contributi alla manualità osteopatica ed alla clinica osteopatica, ma anche medica in senso stretto.

Quest’anno ho utilizzato il termine Commentario Osteopatico per scrivere articoli che potessero essere delle digressioni o commenti su considerazioni riguardanti la nostra professione

Giunti a questo punto avrei pensato di suddividere il Blog in tre rubriche principali:

F.U.S.A.E. (il metodo di indagine… lo strumento didattico FUSAE…  le news… clinics and case report)

Cyrano Osteopatico (idee ed elementi da condividere e da criticare insieme…non sempre un suggerimento è cosa definitiva e corretta)

Commentario Osteopatico (cosa, quando, perchè, come siamo osteopati, medici e cosa, quando, perchè e come loro sono pazienti. Commenti su quello che ci spinge ogni giorno a scegliere la nostra professione e a difenderla per il bene comune di un principio fondamentale della vita, il “ben essere”)

 

Ricordo a tutti voi che per ogni mio articolo potete dare il vostro contributo

 

Cordiali Saluti

Davide Bongiorno

Commentario : Osteopatia e osteopati, ma chi parla di noi?

Facendo seguito all’articolo condiviso su Facebook alcune settimane fa estratto dal periodico dell’ENPAM (n.d.r. ente di previdenza dei medici) n. 8 del 2013, il mio punto di vista non può essere semplicemente racchiuso all’interno di poche righe postate sul social-network.

L’articolo pubblicato mette in evidenza alcuni ingenui errori chiaramente dipesi dalla difesa “di campo” del medico intervistato ma, non credo, della medicina tutta.

Personalmente la mia esperienza professionale, come medico e osteopata, si promuove da tempo nel trovare un punto di equilibrio tra questi due mondi che vengono spesso tenuti distanti e contrapposti (Medicina vs Osteopatia) sia da medici che da osteopati. I miopi e i fanatici di entrambe queste “fedi”, operano affinchè nulla possa passare dall’uno all’altro schieramento ma ancor peggio di integrarsi  l’uno nell’altro. Questo articolo, purtroppo già dall’infelice titolo seppur virgolettato, sembra ancor più distinguere due ambiti che in realtà hanno convergenza comune nel benessere del paziente.

Non è affermazione populista ma è pur vero che in uno scenario sanitario sempre più controverso alcune figure professionali, che operano nell’ambito della salute e che di medicina di fatto si occupano, non vengano considerate come elementi complementari nell’ottenimento  dei  risultati ma solo come “scippatori” d’utenza.

Noi medici, noi terapeuti, noi clinici, abbiamo dovuto adottare terminologie che non appartengono alla nostra professione, come “COMPETITOR” e “MISSION”. Questi due termini sono , a mio parere, assolutamente fuori luogo nelle professioni che hanno, per necessità e virtù oltre che come punto focale, non solo lo stato di salute ma anche  il cosiddetto semplice benessere degli individui e della persona “paziente”.

Qui di seguito mi permetto di indicare e commentare parti dell’articolo che risultano “fondamentali” nella discussione

  • (1° punto)  nelle prime righe dell’articolo si legge  “c’è chi è convinto che i medici possano riappropriarsi del proprio ruolo ” . Trovo uno stridore, una stonatura, in questa affermazione perché cosa significa <<riappropriarsi del proprio ruolo>>? perché forse il medico ha perso il suo ruolo per colpa degli osteopati o dei chiropratici? non mi pare proprio così perchè dire che l’abbia perso forse è troppo ed errato. La competenza di un medico è la conoscenza delle specificità di ogni singolo “stato di salute” del proprio paziente e di quali sono le migliori indicazioni terapeutiche …  non ritengo che appropriandosi di una abilità manipolativa che possa aumentare la sua autorevolezza ed efficacia, occorrerebbe ri-appropriarsi della capacità e della qualità dell’ascolto; d’altronde basta parlare con i pazienti e ascoltarli  per rendersene conto.

Negli anni in cui mi sono occupato di formazione e di educazione ” di base” in ambito osteopatico ho avuto la possibilità di condividere le nozioni di fisiopatologia e le tecniche strutturali vertebrali con studenti di osteopatia con differenti background: fisioterapisti, massofisioterapisti, medici, infermieri e laureati in scienze motorie. Devo dire con grande amarezza che nella maggior parte dei casi proprio tra i laureati in medicina e chirurgia si trovava chi  la formazione in osteopatia la vedeva come aspetto commerciale. Salvo pochi esempi, peraltro amici con cui condivido passioni e curiosità, che per necessità lavorative e professionali ovvie e coerenti dovevano abbandonare lo studio, altri lo abbandonavano  sfruttando quel poco di visto (ndr imparare è ben altra cosa!) per praticare la professione osteopatica o addirittura iniziare a collaborare come medici-osteopati anche in percorsi di formazione di studio. Non dimenticando poi la arroganza con cui pretendevano di passare automaticamente gli esami delle cosiddette “materie mediche”, non considerando che anche la fisiopatologia poteva essere integrata negli aspetti osteopatici, con correlazioni  integrate anche differenti da quelle che normalmente  vengono spiegate in medicina.

  • (2° punto)  quando il medico intervistato riferisce la differente modalità di approccio per noi osteopati (globale) e per loro (limitatandosi all’aspetto muscolo-scheletrico) quasi ironizzando nella frase “credono di poter curare anche malattie internistiche”. Vorrei citare che vi sono molti lavori pubblicati e altre relazioni in Congressi Internazionali  (ndr si guardi su PubMed ad esempio) che documentano quale sia l’interferenza delle manipolazioni osteopatiche, per lo più mediate attraverso il sistema neurovegetativo,  nei pazienti ipertesi o sulla frequenza cardiaca in alcuni pazienti con disturbi del ritmo, chiaramente quando non di origine patologica cardiologica ma funzionale, o ancora in quelle condizioni denominate complessivamente come “disturbi dell’alvo” e “coliti” che in realtà trovano miglioramento dalle manipolazioni viscerali per  miglioramento della vascolarizzazione e conseguente  ripresa della peristalsi. Non possiamo dimenticare che sono state trovate correlazioni tra dolori “strutturali” proiettive all’apparato muscolo-scheletrico o articolare e organi o visceri addominali. Questo importa chiaramente un concetto di “globalità” che non può non essere considerato scientemente come modaiolo o “olistico” tout-court.

 

  • (3° punto) Per quanto riguarda i problemi legali, dove viene affermato che vi sono azioni legali per lesioni o danni strutturali e come per questo motivo siano perseguiti anche i medici che danno indicazioni alla trattamento osteopatico, rimango veramente sbalordito dalla superficialità che si trova in questa affermazione. Affermazione che sà di terrostico, paventando chissà quali danni e miriadi di pazienti allettati o ancor peggio resi invalidi dalle manipolazioni. Vorrei solo ricordare che nelle scuole di osteopatia la formazione in 5 anni o 6 anni mostra una attenzione accuratissima negli aspetti manipolativi…lo stesso possiamo dire in corsi “short” ?. Se dovessimo poi quantificare i danni operati da osteopati in rapporto ai danni conseguenti a terapie mediche, farmacologiche o trattamenti chirurgici inappropriati non faremmo altro che indurre nella tentazione e di conseguenza rispondere a quella che, a mio avviso, sembra una provocazione. Suggerirei di non limitarsi a guardare ai soli aspetti medico-legali, che noi conosciamo molto bene. Inviterei infatti a leggere documentarsi sulla quantità delle ore che vengono svolte nello studio delle materie “mediche” propriamente dette. Di quanto si studi l’anatomia funzionale, dinamica, non solo quella palpatoria statica. Nella conoscenza delle correlazioni topografiche con apparati e strutture coinvolte in una manipolazione (ad es. sistema nervoso, vascolare, linfatico e non solo muscoli e ossa!). Meglio sarebbe preoccuparsi del risultato e nel  guardare gli aspetti positivi di un trattamento osteopatico, non andando a trovare solo i rari aspetti negativi dei trattamenti o presunti tali.

Vorrei anche dire che il Registro degli osteopati d’Italia prevede un percorso formativo in cinque o sei anni che non portano soltanto allo studio delle materie mediche ma soprattutto un’aspetto pratico controllato che per il  secondo medico intervistato risulterebbe più dannoso cioè la manipolazione: quando non insegnata nelle tecniche e sopratutto nelle indicazioni.

Vorrei proprio vedere come un medico, e io già lo ero quando ho iniziato il percorso formativo che è durato sei anni, possa essere in grado di eseguire una manipolazione vertebrale dopo sono solo 2-3 anni di corso e con un atteggiamento scontato (sono medico pertanto posso) come quello evidenziato nell’articolo.

Dovremmo preoccuparci di tenere uno standard qualitativo elevato nelle nostre professioni sanitarie, mediche e non, invece di denigrare tassativamente l’operato di altri professionisti che, formati e preparati, possono collaborare nel miglioramento delle condizioni di salute e benessere di così tanti individui che ricorrono a loro quando la medicina, cosiddetta ufficiale, di loro si cura solo con terapie sintomatiche, dimenticando il concetto di eziopatogenesi e cura delle cause e degli effetti.

Grazie per la vostra attenzione

D. Bongiorno

 

,

La conferma necessaria del Cyrano Osteopatico

In una recente conversazione avuta con un caro amico e collega osteopata ci siamo scambiati pareri sulla reale necessità di (ri)confermare strumentalmente l’esistenza concreta delle nostre supposizioni palpatorie delle disfunzioni: quello che sento c’è?

Come sempre accade alla fine di queste dissertazioni che si pongono al confine tra “fisica e filosofia” abbiamo finito per dirci che una cosa è il tentativo di oggettivazione altra cosa è la reale evidenza di questa! attenzione a poter evidenziare ciò che si vede e non vedere a tutti i costi ciò che si vuole cercare !!  Faremmo il gioco dei falsi positivi e del falsi negativi a cui è meglio contrapporre il vero negativo o positivo che sia: la necessaria verità di quello che si sta facendo ed ottenendo.

Essendo io, per scelta e vocazione, uno dei soggetti coinvolti nell’oggettivazione delle tecniche osteopatiche, con l’indagine ecografica, ritorno molto volentieri sull’argomento condividendo ancora una volta i miei pensieri a tale proposito.

La necessità di oggettivazione è tale e tanta che talvolta ci fa dimenticare persino che sino a pochi decenni fa non si potevano fare diagnosi con le metodiche di indagine per immagini, alcune neppure note, ora talmente disponibili da essere quasi venute a noia 🙂 (vuoi negare una TC, una RMN, una ECO 🙂 ). Tutto si è evoluto e ampliato e le oggettivazioni sono già disponibili solo che non si sa come spiegarle o vederle*, questo non solo lo penso ma ne sono assolutamente convinto.

Purtroppo si pensa che siccome l’ecografia è una metodica non invasiva sia semplice il suo utilizzo, talmente semplice da permettere di “vedere” tutto…ogni cosa anche più piccola … basta poggiare la sonda ed ecco che come per magia si vedono cose che confermano la nostra abilità di osteopati o terapeuti manuali: vedere, guardare e osservare non sono però sinonimi.

Ahimè, come ogni cosa deve essere cercata e identificata, studiando a fondo il movimento e le sue, talvolta impercettibili, modificazioni. Talvolta non si vedrà nulla perchè non vi è nulla di diverso ne prima ne dopo il trattamento ostoepatico…quindi? quindi significa che si dovrà tenere conto che non tutto quello che otteniamo come risposta del paziente può essere oggettivato almeno con le metodiche attuali.

Altro problema dell’oggettivazione sono i parametri quantitativi e qualitativi (rif. lavoro su correlazione tra LBP e scivolamenti renali). Gli attuali device ecografici hanno limiti di calcolo quantitativo per alcuni parametri (ad esempio lo scivolamento parallelo tra strutture: fascia sovrapposta a fascia). Sono convinto che le tecniche perà ci sono ma si tratta di spingere le aziende a svilupparle, portandole dalla ricerca pura alla disponibilità diagnostica.

Diagnosi e cura sono due indissolubili elementi; non avrebbero senso l’uno senza l’altro e per noi osteopati il lavoro si fa duro perché dobbiamo lavorare su più livelli  avere dati statistici sempre più stabili sui nostri risultati terapeutici e sula dimostrazione che quello che diciamo non sembra ma “è”.

Persino gli strumenti diagnostici più sofisticati possono essere “ciechi” e non evidenziare una correlazione tra sintomo e struttura. Il cervello è sempre il miglior device se ben istruito.
Ma non ci ricordiamo che anche in medicina, che abbonda di serissimi e comprovati esami strumentali nonché di esami ottenuti da strumenti di laboratorio che mostrano anche le più piccole modificazioni molecolari, vi è l’inspiegabile? ( i termini più usati sono “criptogenetico”, “essenziale”, “idiopatico” e “primitivo”) Perché l’oggettività clinica  di un paziente e la sua soggettività (sintomi clinici) possono in medicina essere concepiti come non correlati mentre in osteopatia no? Perché in osteopatia non esiste: C2 in ERSdx criptogenetica? 🙂 così saremo molto più felici e meno frustrati.

Qui subentra il problema del concetto e della filosofia osteopatica e da dove essa provenga. L’affermare che provenga dalla medicina ufficiale impone doveroso e necessario, perchè è da lì che proviene e matura, il concetto quasi eversivo di: trovare il punto di transizione tra malattia e guarigione, senza perdersi nel labirinto della ricerca delle cause dimenticandosi che in quel momento, in quel preciso istante, il paziente ci sta chiedendo di r.i.s.o.l.v.e.r.e. il suo problema…”farlo passare”.

Quindi a chi serve “la conferma” strumentale? a chi è necessaria? perchè lo è o sarebbe?

Gli esami diagnostici sono strumenti che si utilizzano per formulare una diagnosi partendo da una ipotesi e, avutane conferma, procedere al trattamento più consono e più risolutivo. Quindi aggiungono dati oggettivi ad un sospetto diagnostico per indirizzare ad un trattamento mirato e risolutivo.

Ad esempio un paziente giunge per dolenzia al fianco destro…a questo punto si devono correlare dati clinici (esame obiettivo) con dati anamnestici (storia clinica pregressa, remota o prossima) e con i rilievi ottenuti dagli esami diagnostici (es. di laboratorio, esami strumentali ecc.).

Andando per ordine dobbiamo anzitutto visualizzare quello che in quella specifica area si trova anatomicamente e distinguendo le varie strutture per organi e apparati. Il “trucco” è quello di partire dall’esterno per poi proseguire nella visualizzazione mentale di ciò che è progressivamente vieppiù profondo.

Fatto questo dobbiamo avere in mente le correlazioni tra sintomi riferiti e probabilità che questi appartengano ad un organo piuttosto che ad un altro:

Parete toraco-addominale: fasce, muscoli, rilievi costo-condro-sternali

Organi viscerali: fegato, cistifellea, rene destro, colon e flessura destra

Aree di proiezione: duodeno, pancreas, rene, angolo colico

Ora si deve analizzare dettagliatamente la relazione tra clinica e palpazione

Con F.U.S.A.E. ho introdotto e forse in parte compreso che vi sono relazioni “dinamiche” che non possiamo escludere anche in ambito di “medicina clinica”; l’osteopatia può portare un elemento clinico in più ? ma io spero di si! e soprattutto spero che serva per risolvere il “problema” del paziente.

Diagnosi senza terapia, clinica senza diagnosi sono parole vuote a mio parere. Avete mai visitato pazienti che vi portano esami di laboratorio, diagnostici strumentali o per immagine raccolti in 4-5-6-7 anni?? per un dolore o sintomo mai risolto od ancor peggio correlato con tutte quelle indagini?

Anche il prossimo lavoro (classified), i cui dati se confermati porteranno ad aggiungere una oggettivazione seria e concreta contribuendo al confronto tra osteopatia e medicina, parte da una visione “bastarda”, meticcia e trovata ironicamente per “curare la mia schizofrenia professionale”, come dico sempre all’esordio del mio corso. La visione osteopatica ha aperto e dato risposta alle mie mille domande che in questi 25 anni  hanno affollato la mia testa.

Ma differente è usare ad esempio l’ecografia per fare una diagnosi ad esempio di “fissazione” renale destra in paziente con LBP e indirizzarlo verso un trattamento osteopatico viscerale e differente è “vediamo se ti trovo una disfunzione ostoepatica con la palpazione e me la confermo con l’ecografia!”…in futuro spererei che un medico, un osteopata, un clinico, un terapeuta, mi chiedesse, ci chiedesse, se in quel paziente l’algia lombare sia strutturale, fasciale o riflessa.

Allora potrò dire di avere vinto una scommessa e di avere fatto onore, nel mio microcosmo, al Dott. Still.

Grazie

Alla prossima lettura allora…

 

Chiedo scusa se ho usato troppo spesso il termine di diagnosi, malattia e guarigione che appartengono alla medicina e non all’osteopatia…d a v v e r o ??????

DBo

*”La cosa importante è non smettere mai di porsi domande. La curiosità ha le sue buone ragioni di esistere. Non si può che restare sgomenti, quando si contemplano i misteri dell’eternità,  della vita, della meravigliosa struttura della realtà. E’ sufficiente cercare solo di capire solo un po’ di questo mistero ogni giorno. Mai perdere il gusto di una sacra curiosità.” A. Einstein

Commentario Osteopatico

Cosa significa QUALITÀ?

forse dovremmo ridiscuterne i limiti semantici perchè come spesso accade l’utilizzo oltremisura ne determina un rapido e precoce disuso non nel colloquio ma nella reale correlazione , come diceva la mia prof. di italiano (G. Patti) il significante e il significato. Oserei quasi dire che tra qualche tempo potrebbe essere addirittura eliminato dal nostro vocabolario e forse anche dal dizionario della lingua italiana e sostituito dal termine più in voga degli ultimi tempi: pressapochismo. Quest’ultimo non sicuramente un sinonimo 🙂

Il “pressapoco” è divenuto una unità di misura che evitata dai geometri, dagli architetti e da coloro che utilizzano formule matematiche dove la “,” (leggi virgola) ha importanza sia in ciò che precede che sopratutto in ciò che segue, viene usata regolarmente da una larga parte dei professionisti “della salute”. Purtroppo la coscienza del suo utilizzo per una scarsa mancanza di regole matematiche nella “medicina” quando non molecolare, viene dimenticata con l’abuso di un pressapochismo eletto a regola aurea di comportamento (…tanto poi…) .

La qualità sembra un elemento in via di estinzione, un particolare che viene trascurato non solo per noncuranza individuale ma anche di gruppo. Un inutile elemento che un tempo abbelliva e valorizzava l’operato di ognuno ed oggi appesantisce i discorsi e li trasforma in ridondanti noiose ed alquanto demagogiche dissertazioni al limite della filosofia.
Perchè sprecare tanto tempo con q u a l i t à, termine pieno di inutili perdite di tempo prezioso e remunerativo ? meglio indurre in tentazione del con-sonante termine q u a n t i t à … luogo in cui campeggia l’efficienza e la produttività.

La lentezza del procedere minuzioso, qualitativo mi porta ad introdurre ciò che distingue un altro termine confuso che è efficacia, talvolta non proprio compagno dell’efficienza.

Che fare allora? Cercare di esigere che alla qualità si affianchi l’efficacia, terapeutica diremo noi osteopati, medici o figure alle quali è chiesto di ottenere risultati sullo stato di salute e benessere dei nostri pazienti. L’esigenza nasce dal fatto che tutto il nostro operato prevede tempi e modalità accurate, stabilite da protocolli che molte volte sfuggono dalla realtà concreta e cruda. Molte delle tesi osteopatiche che mi è capitato di leggere o commentare ma anche delle quali sono stato relatore, avevano un vizio formale diffuso ed accettato … nessuna aveva mai cercato di trovare una relazione tra quantità / qualità / efficacia / efficienza.
In parole povere avere un numero basso di sedute, con un impatto sensibile sul decorso prognostico della sintomatologia. Questo porterebbe ad avere per ogni singolo paziente una risoluzione della sintomatologia con una quantità minore di sedute, mantenendo però alto lo standard qualitativo e d’efficacia a lungo termine.

Perché mi dilungo con questo argomento? Perché se come chirurgo eseguissi frequentemente interventi chirurgici con alta percentuale di recidiva e bassa efficacia terapeutica sarei considerato come “incompetente” e non avrei  la considerazione che mi permetterebbe di lavorare.
Se tentiamo di applicare questo metodo di valutazione al nostro operare osteopatico ecco che le cose diventano più difficili perchè non vi sono reali standard di riferimento ripetibili e le percentuali di efficacia, messe in discussione anche in alcune tesi osteopatiche,  sottolineano sempre a fine lavoro la frase “…ulteriori lavori a lungo termine … ulteriori campioni di valutazione …”. Se questi sono i risultati di un difficile tentativo delle scuole di osteopatia di portare l’efficacia riconosciuta è, a mio avviso, fondamentale che anche il singolo professionista, non cedendo al “lato oscuro della forza”, faccia autocritica nel tentativo di migliorasi sempre più e per ottenere parametri di efficacia e qualità ripetibili e confrontabili.

Anedotticamente vi racconterò di un recente incontro con una paziente, giunta alla mia attenzione per eseguire una ecografia della regione del collo in esiti di tiroidectomia totale per carcinoma, affetta da disfonia da correlato coinvolgimento dei n. ricorrenti e paralisi incompleta delle corde vocali. La paziente, in follow-up oncologico, era stata anche sottoposta a “radio iodio terapia” con Iodio131.
L’ecografia negativa veniva effettuata con studio complementare FUSAE degli scivolamenti tra fascia cervicale superificiale e media e studio dinamico della deglutizione esofagea cervicale. Come dato anamnestico la paziente riferiva sensazione di tensione anteriormente alla regione tracheale (!) e postero-lateralmente dagli SCOM alle regioni laterovertebrali scaleni anteriori e medi compresi.
Chiesi alla paziente se si era sottoposta a trattamenti fisioterapici, osteopatici o altro per cercare di risolvere la tensione fasciale e mi rispose che “si era stata da un osteopata” che le aveva spiegato che la sua sensazione era legata ad un problema diaframmatico ed a una ernia jatale con reflusso gastro esofageo. La paziente gli rispose che non aveva però i disturbi che le erano stati ricollegati al reflusso. Dopo una serie di manovre di “riduzione” dell’ernia jatale la paziente venne dimessa dal collega. Il risultato fu che da quel momento la paziente iniziò ad avere reflusso con pirosi retrosternale e saltuari dolori interscapolari inferiori e posteriori come da esofagite. Ora è in terapia con inibitori di pompa protonica ( _prazolo ).

Quindi… che una tensione cervicale possa essere correlata al diaframma ed ad una presunta ernia jatale risulta verosimile e credibile ma che siano escluse le correlazioni anatomiche “loco-regionali” (santa anatomia topografica!! e santissimo Testut 🙂 ) con un intervento di chirurgia del collo lì da vedere  mi pare forse azzardato.

Questo caso mi fa ricordare quello analogo di una paziente con dolori ad entrambe le ATM a cui un noto osteopata della mia zona aveva trovato correlazione con il coccige in disfunzione…peccato che la paziente fosse stata operata in Ch. maxillo-facciale per una III classe, assai invalidante.

” l’olismo a tutti i costi è il peggior nemico dell’efficacia”