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News di fine estate … e il Cyrano per l’index renale

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Cari amici, colleghi,  lettori affezionati, occasionali, in transito, per errore, per un link improprio, corretto o per scelta,

in queste ultime settimane sono avvenuti alcuni episodi che hanno ancora di più chiarito quanto sia l’interesse attorno all’indagine ecografica dinamica e in particolare di come lo studio fasciale dinamico abbia vivo interesse in molti ambiti accomunati dall’afflato medico; si tratti di medicina osteopatica o di medicina clinica il comune denominatore è l’individuo i suoi sintomi e la ricerca di un perché più vicino alla spiegazione funzionale.

Per la seconda volta in 3 anni, (la prima da parte di un famoso osteopata operante a Londra di origini italo-francesi 🙂 ) ma per la prima volta con specifica denominazione di Fascial-motion UltraSonographic Anatomic Evaluation, mi sono visto recapitare una richiesta di “ECOGRAFIA ADDOME COMPLETO DINAMICA (FUSAE)” che mi ha lasciato letteralmente  stupefatto…ho pensato <<wow!! questo è il segnale di un nuovo capitolo nel modo di svolgere questo lavoro, finalmente in modo ufficiale>>. Di questo devo ringraziare il collega osteopata che ha dato indicazione a questo tipo di ecografia per un paziente con una sintomatologia e rilievi clinici complessi (solo osteopatici?! 🙂 ) che necessitavano di una più fine ricerca ma anche di una conferma strumentale. La differente dinamica diaframmatica da lui valutata è stata confermata con valutazioni dello spessore diaframmatico in clini/orto-statismo e in massima espirazione/inspirazione che documentavano una differenza che poteva anche oggettivare il perché di alcuni suoi comportamenti posturali.

Il secondo evento è stata la conferma della  partecipazione come relatore, invitato dal collega e amico Francesco Starita, al Congresso di Taping Neuromuscolare che si terrà a Roma il prossimo Ottobre e organizzato da David Blow. Questo per aver verificato con F.U.S.A.E. la modificazione di alcune dinamiche viscerali neurotaping-indotte.

Nel corso dell’estate c’è stata poi la conferma (lo speravo tantissimo!!) di una comunicazione al Congresso organizzato presso l’Istituto Humanitas di Milano (cfr. SOMA-ISO www.congressosteopatia.com) nei giorni 15-16-17 del Novembre prossimo (“La valutazione F.U.S.A.E. nelle disfunzioni di spalla. Percorso valutativo e processo terapeutico“) e una seconda comunicazione al Congresso Nazionale S.I.U.M.B. il 17/11/2013 a Roma (“Lo studio della mobilità fasciale nella valutazione dello spazio sub-acromiale (F.U.S.A.E.): nuova prospettiva per la diagnosi delle algie disfunzionali di spalla“).

Come ho avuto già modo di dire in altre occasioni sono molto orgoglioso di portare il nostro sguardo clinico ostoepatico, di confermarlo con l’indagine ecografica, sopratutto in un ambito medico come il prossimo congresso della Società Italiana di Ultrasonologia in Medicina e Biologia….chissà che primao poi in quel termine “medicina e biologia” non ci sia lo possibilità di comprendere anche  noi osteopati!!

A proposito di FUSAE, vista la iniziale timida 🙂 richiesta di indagini ecografiche specifiche, vorrei spiegare meglio come interpretare i parametri di index per valori uguali, inferiori o superiori a 1.

Sapendo che l’index, come modificato nei recenti lavori e pubblicazioni, è dato dal rapporto tra la distanza reno-diaframmatica in massima espirazione e la medesima distanza in massima inspirazione, possiamo interpretarlo come di seguito:

  1. per valori = 1 le due distanze sono uguali e pertanto la mobilità renale risulta associata a quella diaframmatica;
  2. per valori < 1, dato che la distanza inspiratoria è superiore a quella espiratoria, il rene torna elasticamente ad avvicinarsi al pilastro diaframmatico durante la espirazione  forzata;
  3. per valori > 1,  essendo la distanza del rene in espirazione forzata maggiore di quella in inspirazione, il rene è come se fosse mantenuto fissato inferiormente.

Ben sappiamo come l’index, d’altronde, non sia l’unico parametro da considerare nella valutazione dinamica a fini osteopatici. Dobbiamo infatti considerare qualitativamente quale è il movimento che si sviluppa tra diaframma, rene e psoas, in base cioè a quale tipologia possiamo inquadrare, ricordandoci che le fissazioni possono essere complete, viscero-viscerali e  viscero-strutturali.

A questo proposito ringrazio ufficialmente Mirko, Manuel e gli altri diplomandi del CIO per lo splendido lavoro che stanno svolgendo nell’ultimare la loro tesi…vi terrò informati o meglio lo faranno loro!

Un particolare grazie va anche e soprattutto ai Dott.i  Marco Matassoni e a Alberto Algaroli per la loro curiosità simpatetica!

 

A presto, DB

 

 alliance

www.alliancemedical.it

 

Schermata 2013-08-27 alle 15.24.30

www.siumb.it

Schermata 2013-08-27 alle 15.30.04

www.congressosteopatia.com

 

 

 

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Il Cyrano osteopatico – parte IIa: la spalla e il suono

Il respiro é suono e ciò che risuona può respirare.

Il torace amplifica il suono della voce ricreando, come in una cassa armonica, una risonanza. Ma questa risonanza resta isolata dal suono emesso? la qualità della voce emessa, o almeno di quello che noi percepiamo, non è forse la somma di tutte le risonanza che si associano alla frequenza fondamentale? si sa che le armoniche che si aggiungono creano la piacevolezza e la pienezza del suono.

Così come un suono è armonico o disarmonico così forse i nostri tessuti vibrano meglio se in equilibrio e appaiono disarmonici quando non lo sono.  Così come ho sperimentato ed imparato dall’amico  Bernhard Jaeger (Klangtherapeut, musiciste) il 2 novembre scorso vicino a Locarno (CH).

Avete mai sentito la voce di un paziente pneumonectomizzato? Se vi capitasse sentireste il suo “suono” privo di frequenze medio-basse e enfatizzato da quelle medio-alte, stancante soprattutto per chi lo emette a causa della fatica della muscolatura espiratoria e del ritorno espiratorio del diaframma.

Il diaframma, esaminato in ecografia, si può visualizzare esplorando con la sonda ecografica tra gli spazi intercostali inferiori. Così è possibile valutare le sue caratteristiche ecogeniche ma anche il suo spessore in espirazione ed inspirazione. Purtuttavia risulta poco fattibile, ed anche inutile a mio personale parere, ricercare i caratteri osteopatici di disfunzione alta, basse, espiratoria ed inspiratoria.

[sz-youtube url=”http://youtu.be/D2CshXOAIS8″ /]

 

Quando si osserva un paziente nel proprio ambulatorio,visuale sia lo specifico interesse e la specifica intenzione terapeutica, la prima cosa che interviene é l’ascolto e il respiro.

Questi due elementi sono stati da me sempre riferiti come importanti ed anzi fondamentali nella prima relazione tra terapeuta e paziente. Agli studenti di osteopatia, quando insegnavo le basi della relazione “medico / paziente” come primo step nella semeiologia medica (l’esame obiettivo addominale e toracico), riferito sempre di come fosse importante osservare il proprio paziente all’arrivo in studio e di come fosse importante notare il suo respiro ma anche la sua voce, la presenza di dispnea porta ad una voce frammentata e forzata!

Quindi respiro e suono sono in relazione tra loro perché le vibrazioni indotte dalla voce risuonano in modo differente a seconda delle condizioni e capacità delle cavità pneumatiche del nostro corpo: torace ma non solo, seni pneumatici del cranio ma non solo.

Le vibrazioni invadono tutto il corpo e tutte le sue strutture. Ciò avviene in maniera differente e con “forza” differente in base alla distanza dal centro di trasmissione.

Di recente mi sono riavvicinato alla mia passione primaria, la musica, gli strumenti e in particolare la chitarra soprattutto quella acustica. Ho avuto la fortuna di incontrare un liutaio che mi ha colpito per come, ad un mio quesito riguardo la mia splendida acustica “Made in Italy”, fatta con cura da liutai marchigiani nel 1982 e da tempo spenta, chiusa nel suono e nelle armonie, abbia risposto: ma é la linfa che non scorre piú…un liutaio osteopata!

Noi osteopati utilizziamo soprattuto due termini: riarmonizzare e rilanciare i fluidi (linfa/liquor).

Lui, Vincenzo*, mi parlò in quella e-mail di liquidi, di linfa del legno e di come una chitarra suoni bene se la linfa circola o la si riporta a circolare. Se si tiene una chitarra acustica in un luogo “asciutto” sia nel senso della mancata umidità sia per le assenti vibrazioni sonore, i rumori anche, questa smetterà di vibrare e il suo suono sará spento, sordo. Solo rilanciando con appropriate vibrazioni la linfa della sua tavola armonica potrà tornare a suonare e risuonare.

La curiosità é stata che proprio in quei giorni, esaminando ecograficamente una paziente, trovai una situazione di cronicizzazione con aspetto cistico multiplo della borsa subacromiale.

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Mentre ne valutavo i rilievi vascolari la paziente inizia a parlare ed ecco cosa noto

 

[sz-youtube url=”http://youtu.be/YBNDatCSTRg” /]

 

 

La vibrazione prodotta dalla voce si distribuiva in tutte le strutture solide ma non nel liquido, anche se la presenza del liquido aveva determinato un chiaro aumento della risonanza nelle vicine strutture. Prova ne é il fatto che se viene fatto lo stesso esame in un paziente senza quegli aspetti la risonanza non si verifica in questo modo.

 

Ciò crea interesse per i collegamenti che possiamo trovare negli ambiti terapeutici del canto, delle vibrazioni e dei suoni.

Dopo questa, per così dire, esperienza multimediale….ho provato a poggiare le mani e sentire se le vibrazioni possono essere uno strumento “diagnostico”…ascoltare le vibrazioni e le risonanze.

ma questo alla prossima …

didascalia blog

 

 

*per chi volesse vedere chi è Vincenzo lo può trovare qui : http://guitars-luthier.blogspot.it

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Il Cyrano osteopatico – parte Ia: F.U.S.A.E. nelle tecniche sulla spalla

Cari amici,

da questo mese, peraltro coincidente con il I° anniversario del mio blog (era il 20 maggio del 2012), ho deciso di inaugurare una nuova rubrica nella quale verranno inserite alcuni suggerimenti osteopatici.

Non voglio chiamarle lezioni perché, in quel caso, tenere una lezione, insegnare, riguarda un “volume” di informazioni che non posso e soprattutto non voglio arrogarmi il diritto di avere.

Suggerire è un termine delicato che ricorda il sussurro che ti viene dato dal compagno di banco alle interrogazioni, dal tuo amico che, alle tue spalle, ti aiuta a dire alla ragazza che ti mette in crisi che è bella e che vuoi uscire con lei…un Cyrano de Bergerac, ecco si!! sarò il Cyrano dell’osteopatia…questo mi piacerebbe essere per Voi…poi…guardandomi bene…beh il naso non mi manca 🙂

Il metodo, ho meglio il punto di vista chiamato F.U.S.A.E., trova spazio di applicazione in differenti ambiti, da quello clinico a quello diagnostico, da quello di strumento per il  feedback  nei pazienti ma anche motivatore per i terapeuti (soprattutto gli osteopati…)

In un mondo come quello delle fasce, dove l’ottenere una verifica concreta è sempre stato molto difficile, questo metodo risulta estremamente utile.

Alla metodica F.U.S.A.E. sono legato come ogni artista ad una sua opera prima e sono sempre più convinto, anche per il riscontro che gli studenti di osteopatia mi danno, che sia uno strumento utilissimo anche per le sue proprietà di verifica e alle importante indicazione che può offrire nel mappare punti di repere troppo spesso dati per scontati è dedicata questo primo suggerimento.

Buona lettura…e Buon Compleanno allora.

Attendo, se volete, feedback su questa modalità di trattamento eco-guidata 🙂

LA SPALLA

Premesse di posizione (fig. 1):

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TCLB

  1. paziente seduto sul lettino con i piedi in appoggio al pavimento
  2. l’arto superiore del lato da trattare (ad es. dx) poggiato sulla coscia omolaterlamente a palmo in su
  3. posizionatevi di fronte al vostro paziente
  4. ponetevi in modo che il ginocchio del paziente (dx) sia tra le vostre ginocchia
  5. mettete la vostra mano (sin) sulla spalla (dx) del paziente di modo che il vostro pollice sia sulla direzione perpendicolare della superficie anteriore della spalla, così facendo virtualizzerete il decorso del tendine del capo lungo bicipitale
  6. le altre dita si appoggiano posteriormente alla testa e epifisi omerale

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partendo da questa posizione si ha la possibilità di eseguire un test preciso sulla doccia omerale e sul TCLB con pressioni e delicate spinte latero/mediali per valutare i caratteri della doccia omerale e del tendine in essa alloggiato

Avendo compreso il decorso del TCLB potremo eseguire tecniche di siderazione “visualizzando” il decorso del tendine e per suonarlo a modi corda di contrabbasso con il polpastrello del nostro pollice

SOTTOSCAPOLARE

  1. posizioniamo ora l’avambraccio del paziente sul lettino all’esterno dell’asse femorale (sul piano del lettino per esempio)
  2. portiamo il nostro 1* dito trasversale con l’apice in contatto con la coracoide
  3. manteniamo le altre 4 dita nella posizione precedente
  4. il pollice virtualizzerà ora le fibre del tendine sottoscapolare

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N.B.: in questa posizione sapremo quindi la direzione delle fibre del tendine sottoscapolare, contattare il punto che corrisponde al trochine, testare la densità del tendine e quale dovrà essere la direzione per imprimere per ottenere una siderazione (ortogonale alle fibre)

SOVRASPINATO E INFRASPINATO

  1.  mantenendo la mano (sin) a contatto con la spalla (dx) del paziente si chiederà al paziente di portare il dorso della mano (dx) dietro il gluteo (dx) 
  2. la posizione così assunta (ADD / RI) andrà ad esporre i tendini del sovraspinato e dell’infraspinato
  3. come posizione il SVSP si troverà al disotto del deltoide anteriore e l’IFSP sotto il deltoide intermedio-posteriore
  4. il confine tra le due porzioni del deltoide sovrasteranno la porzione di tendine dove le fibre del SVSP si embricano con quelle dell’IFSP.
  5. il pollice virtualizzerà l’inserzione delle fibre SVSP le cui fibre vi arriveranno quasi perpendicolarmente
  6. il primo spazio interdigitale e il dito indice virtualizzeranno la giunzione tendinea e le fibre dell’IFSP

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Se volessi eseguire test palpatori e siderazione dei tendini sopra citati devo pertanto rammentare che la direzione per  “pizzicare – siderare” (fig. 3) il sovraspinato sarà medio-laterale (o viceversa) mentre per l’infraspinato dovrà essere supero-inferiore (o opposta): trasversale la prima e verticale la seconda.

I test potremmo distinguerli in t. di scivolamento longitudinale e trasversale e test di pressione perpendicolare (fig. 2)

Se da questa posizione noi abbassiamo la mano (sin), sino a che il bordo dell’ipotenar non abbia contattato il profilo inferiore del deltoide, le nostre dita (IIa-IIIa-IVa e Va) contatteranno i ventri muscolari e le rispettive giunzioni del piccolo e grande rotondo

DisegniBlog, page 39

(fig. 1)

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(fig. 2)

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(fig. 3)

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(fig. 4)

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(fig. 5)

A presto…perché come al solito…

segue

D.Bongiorno

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Upgrade and improve yourselves: come il dubbio e la curiosità aiutano a migliorarsi

Quando iniziammo (io e P.Tozzi cfr) a valutare le correlazioni tra dolore lombare aspecifico e i “movimenti” renali ci rendemmo conto che nei gruppi di controllo e nei gruppi sperimentali esistevano  varianti molto interessanti che a quel tempo non avevamo però preso in considerazione e che ora proverò ad identificare e a indicare come sottotipi.

La posizione anatomica dei reni (retroperitoneale) nella sua loggia e le strutture anatomiche che la compongono, determinano elementi che limitano il movimento di discesa/ascesa che si compie ad ogni atto respiratorio.

Già in precedenti articoli pubblicati nel blog e in  riviste scientifiche (ref. Journal of Bodywork and Movement Therapies Volume 16, Issue 3 , Pages 381-391, July 2012) mi sono occupato di spiegare come “si muovono i reni durante gli atti respiratori”: free kidney (rene mobile) e fixed kidney (rene fisso).

Fegato, rene e psoas (a dx) e Milza, rene e psoas (a sin) sono gli organi accoppiati nel movimento. Le interfacce interessate dai movimenti possono essere viscerali e strutturali: le prime tra fegato/milza e rene e le seconde tra psoas e rene.

A garantire la “stabilità” del rene e la sua tenuta nelle loggia possiamo distinguere elementi strutturali, funzionali, statici e dinamici.

Le fasce perirenali Schermata 2013-04-16 alle 16.15.35unendosi cranialmente tra loro costituiscono un apparato sospensore simile ad un legamento il cui trofismo è considerato, associato al grasso perirenale, elemento che si contrappone alla ptosi.

Le strutture fasciali suddividono lo spazio retroperitoneale in tre settori o subspazi disposti parallelamente tra loro sul piano frontale:

  • Pararenale anteriore (tra peritoneo parietale posteriore e fascia renale anteriore).
  • Perirenale (tra fascia renale anteriore, posteriore e m. psoas).
  • Pararenale posteriore (fascia renale posteriore e fascia trasversalis).
  • Cranialmente formano un sistema unico, sospensore
  • Caudalmente raggiungono separatamente la cresta iliaca. 

Durante l’inspirazione il diaframma scendendo imprime una spinta del fegato in basso che a sua volta può spingere il rene, quest’ultimo libero rispetto allo psoas (fisso!). Dinamicamente la pressione addominale aumenta con la fase inspiratoria e questo elemento, se associato ad una parete addominale normotonica, aumenta la stabilità retroperitoneale dei reni.

Il legamento sospensore renale, per come descritto sopra, ha una risposta quasi di tipo elastico nelle situazioni di rene normale mobile (free kidney) con un allungamento della distanza tra crura diaframmatica e polo renale superiore in inspirazione e analogo allungamento in espirazione. Quando, al contrario, si abbia un rene fisso (fixed kidney) i valori delle distanze sono  differenti nelle due fasi ma non in modo proporzionale.

Queste ultime osservazioni e …. il dubbio e la curiosità …. hanno permesso di evidenziare due sottotipi di fissazione renale in base a quale piano di scivolamento evidenzia la  maggiore  relativa o assoluta restrizione di mobilità: viscerale (fegato) e strutturale (psoas) e misto (entrambi compromessi).

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Quando il sistema di mobilità entra in disfunzione la valutazione oggettivamente qualitativa appare di agevole esecuzione (recenti workshop tenuti con osteopati della S.O.A., SOMA e altri colleghi e studenti in Trentino alto Adige lo hanno confermato) ma deve sempre essere associata al calcolo delle distanze e del loro rapporto.

L’insieme delle due valutazioni, qualitativa e quantitativa, consente di determinare un livello disfunzionale di priorità e di suggerire il tipo di trattamento: viscero-fasciale, strutturale e cranio-sacrale.

Questo secondo step di validazione ecografica è in fase di elaborazione e tra qualche mese vi potrò illustrare i risultati.

Per un ancor più valido studio analitico dei risultati abbiamo,  con alcuni studenti “part-time” di osteopatia (grazie a Mirko e Manuel) e alcuni loro insegnanti (grazie a Stefano e Alberto) ho iniziato una nuova collaborazione … quasi a voler imitare quei meravigliosi studi multicentrici che tanto ho invidiato nel mio periodo chirurgico e che con grande difficoltà si sono in passato potuti raramente effettuare in ambito osteopatico. Negli ultimissimi anni alcune scuole sembrano averne capito la validità scientifica nel confermare o meno le correlazioni tra manovra e risultati un tempo esclusivamente empiriche.

Buona visione e a presto.

Davide

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Considerazioni osteopatiche in libertà: la FUSionÆ possibile

Buongiorno a tutti Voi,

sono trascorse alcune settimane dall’ultimo post e mi sono chiesto perché.

Non ho più argomenti?

Forse non sono più così innamorato di questo bloggare osteopatico? Mi sono pertanto sforzato di cercare delle risposte.

Tra gli ultimi argomenti trattati alcuni in particolare mi hanno impegnato molto dal punto di vista intellettuale ed anche emotivo…mi sono chiesto se fosse stata presunzione la mia. Che la valutazione ecotopografica dinamica anatomica e i punti di repere fosse troppo critica??

Quello che ho descritto con FUSÆ aveva un obiettivo “rimettere al vostro giudizio alcune nozioni di osteopatia viscerale che non trovano corrispondenza con l’anatomia reale”

e cosa è successo?…

…il silenzio!

Le esperienze avute dal 2002 ad oggi mi permettono di porre l’accento su un carattere che purtroppo ho riscontrato più spesso tra i colleghi di altre specialità, in particolare di quanti rifiutano di confrontarsi con l’obiettività.

Chi conosce me, conosce il mio lavoro di questi ultimi 10 anni, conosce il mio punto di vista sui protocolli, sui concetti di medicina basata sull’evidenza e sulla sua applicabilità all’osteopatia e conosce anche come sia difficile trovare un modo perché un concetto , non una completa interpretazione filosofica, possa essere accettato.

Recentemente è  accaduto un evento che mi ha colpito. Uno studente prossimo al diploma in osteopatia, volendo impostare una revisione della letteratura “osteopatica viscerale”  sui reperi viscerali secondo un modello anatomico “ecotopografico”, ha avuto problemi nel far comprendere come alcuni reperi viscerali avrebbero meritato una revisione critica.

In un epoca dove la velocità dell’evoluzione tecnologica crea continue nuove regole accade che talvolta si abbia la difficoltà, quasi per un atteggiamento “vintage”, ad accettare che le basi e i principali concetti debbano essere rivisti.

L’ultima vera rivoluzione è stata quella galileiana e qui poi non si tratta di questo ma semplicemente di riferirsi ad una anatomia topografica, chirurgica, radiologica ed ecografica. Affermare che i punti palpatori dell’osteopatia viscerale fanno riferimento all’anatomia deve poi farci ricordare che l’anatomia, se considerata scienza esatta, deve essere confrontabile e ripetibile.

Confrontabile e ripetibile e questo è quello che è accaduto ancora ieri nel corso del secondo incontro (conclusivo?) con alcuni degli osteopati della S.O.A. (Suedtirol-Osteopathy-Alto Adige), per l’oggettivazione ecografica valutata in un meraviglioso workshop dove ho invitato i colleghi a lavorare a coppia secondo le loro modalità e indicazioni osservando le modificazioni pre- post-trattamento di alcuni organi o strutture scelte come target: reni (dx e sin), vene giugulari, esofago cervicale e vene dell’inlet inguino-femorale. Incredibile l’entusiasmo e l’atmosfera che si è creata.

Un esempio su tutti la differenziazione tra mobilità o restrizione di mobilità anteriore (rene/fegato) e posteriore (rene/psoas). Un “paziente” ha avuto incrementi di mobilità viscero-viscerale con le tecniche viscerali (2 tempi di applicazione delle tecniche con step di valutazione intermedia), ma la restrizione di mobilità viscere/struttura si è normalizzata solo dopo aver interagito direttamente sulla struttura. Chiaramente stiamo parlando di modificazioni istantanee riaffermando, come già da me detto in varie occasioni sul blog o in ambiti piú tipicamente didattici, che  le tecniche viscerali introducono, piú di altre, l’onda lunga delle risposte neurovegetative e occorre piú tempo per ottenere lo stesso risultato (!)…in taluni casi piú duratura perchè non solo meccanica.

La conoscenza dei punti di reperi anatomici è la vera responsabile dell’efficacia terapeutica per quello che comprende visualizzazione ed intenzione, entrambi molte volte ritenuti il “lato oscuro” dell’osteopatia.

La diffusione delle conoscenze anatomiche, valutate e identificate in tempo reale con la tecnica F.U.S.A.E., consentono di rendere uniforme e confrontabile l’esperienza semeiologica tra osteopati e medici negli ambiti di diagnosi differenziale che talvolta a noi osteopati manca, a mio parere, per una troppo semplicistica e talvolta errata identificazione di organo/quadrante, la mappatura palpatoria. Questo è stato il feed-back dell’incontro con alcuni colleghi del Trentino, del workshop in alto-Adige e anche, non ultimo, quello dei “somatici” studenti della SOMA di Milano che ho portato al limite della sopportazione il 1* marzo scorso (…non è ancora finita 😉 )

…work in progress? “la spalla che suona”

A presto

DB

LA SPALLA CHE RESPIRA

No, non è un titolo di un thriller o di un romanzo noir, ma è quello che ho potuto osservare recentemente in un paziente sottoposto ad una “per nulla routinaria” ecografia di spalla. Eh si! stavolta l’ecografia aveva ben ragione di essere eseguita perché era a seguito di un trauma da caduta accidentale dove il paziente si era appeso ad una ringhiera della scala per evitare il peggio

Ancora un volta i rilievi, osservando con gli “occhi curiosi” le strutture che compongono una spalla, hanno svelato un elemento particolare e molto fine che ci costringe necessariamente a considerare la interrelazione tra organi e apparati e a non pensare ad una compartimentalizzazione stagna tra le varie strutture anatomiche del nostro organismo.

Nella foto potete osservare una scansione orizzontale della cuffia con braccio addotto e in rotazione esterna, per esporre meglio il tendine del m. sottoscapolare.

E’ stato proprio durante questa scansione ecografica che ho osservato il “respiro” cioè questo particolare movimento del liquido contenuto all’interno della borsa sottodeltoidea che seguiva le fasi del respiro polmonare.

Noi osteopati siamo sempre portati a dover trovare, cercare, ricercare, confermare, confrontare e calcolare il movimento respiratorio primario (MRP o PRM) e le sue implicazioni con le strutture del nostro organismo, dimenticandoci troppo spesso che esiste un respiro polmonare che si trasferisce in ogni punto del corpo e che , assieme al flusso arterioso e venoso piuttosto che linfatico, permea i differenti tessuti e le differenti strutture.

La casualità di questo riscontro, ed  anche il suo essere speciale è legata alle caratteristiche di questo liquido bursale che, per le caratteristiche di evenienza post-traumatica, era “corpuscolato” poiché in parte emorragico.

Guardando l’immagine qui sopra e confrontandola con la clip potete seguire il movimento

Grazie a tutti e alla prossima volta!

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F.U.S.A.E. e il primo feed-back di “News perspectives in visceral osteopathic tags”

Lo scorso sabato mi trovavo in una città a me molto cara per memorie personali e grandi ed importanti amicizie che qui si sono nel tempo consolidate: Bolzano.
La presenza di numerosi professionisti osteopati ha poi permesso, assieme all’interesse creatosi ttorno all’analisi ecografica, di creare un piccolo ma affiatato gruppo che ha trascorso con me l’intera giornata per scambiare, condividere e creare interesse nella possibilità di validare, oggettivando a sé stessi, i risultati e gli effetti del nostro modo di lavorare.

É stato anche motivo di presentazione, soprattutto per chi già osteopata lo fosse, di una “nuova” mappatura degli organi addominali. Nuova  forse ma innovativa sicuramente e anche piú confacente  ad un quadro anatomico reale.

L’aver potuto correlarsi con una platea così attenta e di varia provenienza per formazione, provenienti anche da paesi diversi, mi ha consentito di appurare che le tecniche viscerali, per come le avevamo studiate anni e anni prima, sono state poi trasformate nel tempo con un “sentire” legato all’esperienza, alla “tensione tessutale” più che alla reale anatomia…

…qui si è creata una interessante discussione che ha portato a stabilire quello che sostengo da tempo:

una cosa è l’efficacia terapeutica andando a normalizzare le tensioni che riscontriamo visceralmente altra cosa è dire quale è l’organo a cui corrisponde quella tensione, densità o cambiamnto della qualità tessutale…qui si gioca la credibilità correlandoci e confrontandoci con i medici e gli altri terapeutici…è chiaro che gli osteopati in questi anni vedono la necessità di “gareggiare” talvolta con i medici 🙂 lo si percepisce in ogni riunione, conferenza, corso o congresso a cui si vada.

Vedremo quale saranno i risultati

ringrazio tutti i partecipanti per la loro pazienza e il loro interesse.

un grazie al Dr. Still per avere reso possibile tutto questo

un grazie ad Alain e Martina per l’amicizia e la fiducia

DB

Metodo F.U.S.A.E. e “Nuovi reperi viscerali in osteopatia”

Cari amici, colleghi e non, lettori occasionali e fanatici seguaci 🙂 dopo avere postato gli articoli “new perspectives…” nelle settimane scorse mi trovo nella situazione in cui buttato il sasso su una superficie liscia, immutata ed immutabile, ne aspetto gli effetti.

Dovendo trarne un modello per futuri comportamenti posso essere sicuro di due cose. La prima è che l’argomento è di notevole interesse, non fosse altro per il fatto che nel solo mese di settembre (ndr mese di pubblicazione degli articoli in oggetto) sono stati ben piú di 1700 gli accessi al blog e in questo specifico argomento.

Numerosi commenti positivi sono giunti sul blog ,su FB avendo anche modo di parlare personalmente con alcuni di Voi che mi hanno contattato direttamente…di questo ne sono tanto tantissimo felice e lusingato ma … non ho avuto nemmenu un commento contraddittorio e questo speravo non accadesse…amo il contraddittorio perchè è lì che si cresce.

Questo fine settimana sarò a Bolzano per tenere un corso di aggiornamento sull’oggettivazione ecografica delle dinamiche fasciali e viscerali…vi segnalerò quale è stato il feed-back.

Buon fine settimana a tutti…

…alla prossima

DB

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New perspectives in Visceral Osteopatic Tags/2

Un petit parenthèse de terminologié …

Ecografia: metodica di imaging

Ecografo: (device) strumento che consente di eseguire l’ecografia

Ecografista: colui che esegue l’indagine ecografica utilizzando l’ecografo [in Italia non esiste la figura del sonographer (tecnico che al pari dei TSRM esegue l’ecografia per poi sottoporla al medico che repertandola ne scrive dettagli e conclusioni). In ambito non-diagnostico attualmente utilizzano l’ecografo i fisioterapisti che seguono un percorso di formazione per la RUSI (Rehabilitation UltraSonographic Imaging) e gli infermieri professionali dei dipartimenti di Emergenza-Urgenza]

Il primo vantaggio, come alcuni osteopati già conoscono, dell’uso della metodica ecografica, è la sua scarsa invasività, permettendo di rispettare la neutralità del paziente.

Il secondo vantaggio rilevante è la possibilità di avere la libertà, ove possibile, di escogitare punti non-standard o atipici di insonazione per la visualizzazione degli organi addominali, parlando espressamente di viscerale, pur qui non trattandosi di formulare una diagnosi medica (es. calcolosi renale o colecistica, cisti o angiomi epatici…) dove alcune misurazioni e approcci sono obbligatoriamente standardizzati da linee guida. Ammetto che lo studio osteopatico dei visceri mi ha insegnato una anatomia dinamica e funzionale, attraverso la quale ricerco strutture con modi che sono affatto conosciuti da altri ecografisti.

Soltanto conoscendo nel dettaglio l’ecografia e l’ecografo si possono considerare i limiti di una metodica di imaging che ricostruisce l’immagine tramite gli ULTRASUONI (echi) di ritorno alla sonda. Dobbiamo pertanto considerare l’immagine ottenuta non come reale ma realistica. Si devono poi considerare altri limiti correlati alle caratteristiche dei pazienti: ad esempio in quelli con meteorismo intestinale gli ultrasuoni determinano degli artefatti (rumori) di riverbero che impediscono l’identificazione  precisa di alcune strutture.

In altri casi è ancora la metodica stessa ad evidenziare i sui limiti nel visualizzare direttamente alcune strutture ambiziose, come ad esempio lo sfintere di Oddi o il Treitz. In tal caso si ricercano queste strutture anatomiche nelle aree che le rappresentano e comprendono e che sono ben identificabili (ad es. tratto terminale del coledoco per l’Oddi o la quarta porzione duodenale per il Treitz).

In particolare per il pancreas ed il duodeno, alle scansioni ecografiche [fig.1a e 1b] ho associato, ove possibile, proiezioni radiografiche sia in orto- che in clino-statismo (supino) per cogliere le relazioni ma ancora meglio i livelli dei reperi cutanei addominali, nei vari quadranti, rispetto ai livelli delle vertebre dorsali e lombari. Per i radiogrammi è stato ulizzato un repere radio-opaco (filo metallico) posizionato nell’ombelico [qui sotto un esempio in fig.2]. In altri casi ho valutato alcune immagini del tubo digerente superiore con m.d.c. baritato.

Fig.1a

Posizione della sonda addominale per eseguire una scansione assiale (come TC) del pancreas. Si vede la posizione rispetto la cicatrice ombelica (piercing)

Fig. 1b

questa è la scansione ecotomografica corrispondente alla foto (1a). Si identifica la oliva portale (OP), la vena cava (VC), l’aorta addominale (AO), l’antro gastrico, il fegato e la seconda porzione duodenale (D2)

Fig. 2

il cerchio bianco (radiopaco) è l’ombelico

N.B. Per non incorrere in “vizi” correlati al morfotipo, i pazienti erano principalmente normotipi, senza ptosi ipotonica della parete addominale, tale per cui la cicatrice ombelicale si sarebbe potuta trovare inevitabilmente ad un livello inferiore.

La più classica domanda che mi viene rivolta durante le lezioni e la spiegazione dei visceri con lo studio ecografico dinamico è … perché malgrado la differenza di livello oggettivata da queste semplici correlazioni l’osteopatia viscerale  funziona?

questo è ciò che voglio cercare di capire, ipotizzando, condividendo questo mio personale “modello” con chi mi legge. Lo voglio condividere non con chi è diffidente ma con chi non si ferma, chi si pone in atteggiamento critico, chi dubita (come ho scritto su FB alcuni mesi fa: dubita di quel che insegni e insegna a dubitare). Chi sceglie un elemento dogmatico lo fa per scelta personale e lo rispetto,  ma in alcuni casi trovo obbligatorio anche affrontare una nuova via, un nuovo pensiero.

Se partissimo dal presupposto che siamo tutti folli, questo ci aiuterebbe a comprenderci gli uni con gli altri, risolverebbe molti enigmi (M.Twain)

(2/segue)

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Settembre è arrivato, l’anticipato clima autunnale che si è timidamente affacciato a tratti mi ricorda che tra poco verrà l’autunno,”the fall”, quando cadono le foglie. Qui, in Brianza, non sono ancora cadute mentre “il velo” è caduto, quello che stavo aspettando di togliere già da qualche tempo…se volete potete leggere e comprendere ció che intendo …  grazie per la vostra attenzione

Premessa: questo post, insieme ad altri che verranno pubblicati in questo blog, fanno parte di un progetto di verifica delle nozioni di anatomia viscerale che verrà, con maggiore compiutezza, esposto nell’ambito del mio Corso Postgraduate FUSAE – Fascial-motion UltraSonographic Anatomic Evaluation. I movimenti nascosti(sedi e date da definire)

[FUSE / FUSAE (pron. /fjuːz/ fjuːz) – nelle due varianti: 1) modalità di osservazione dei movimenti fasciali nell’indagine ecografica e 2) metodo di valutazione ed insegnamento dinamico dell’anatomia osteopatica]

Come ho avuto già modo di spiegare (http://wp.me/p2r1Tq-70 : L’evoluzione di un progetto e l’anticipazione de l’ecografia per gli osteopati) sin dalle prime lezioni di Osteopatia Viscerale avute nel mio periodo di formazione alla C.E.R.D.O. e con la lettura di alcuni dei più noti testi di tecniche viscerali ho dovuto, per non entrare in crisi, creare un confine tra quelle che erano le mie esperienze in sala operatoria, nella mia attività ospedaliera, e ciò che mi veniva detto. La multidisciplinarietà, che mi piace immensamente (ne dubitavate?? 🙂 ) è difficile da coltivare e da fare crescere in modo corretto.

L’uso dell’ecografia, alla quale mi sono avvicinato nel 1995 grazie all’aiuto della Dott.ssa Franca Meloni (a qual tempo stretta collaboratrice del Dott. Tito Livraghi), mi ha permesso, dopo iniziato il mio percorso di formazione in osteopatia, di trovare un meraviglioso metodo che combinasse le conoscenze cliniche e anatomiche con le nozioni osteopatiche e che potesse evidenziare le relazioni topografiche e i piani di scivolamento tra i differenti organi, oggetto dei nostri trattamenti manipolativi.

Grazie al mio insegnante, nonché grande amico, Roberto Pagliaro (DO) e alla lettura di un libro che lui stesso mi prestò (Ecografia e Osteopatia Viscerale, scritto da G. Finet DO e C.Williame DO) iniziai a pensare quale sarebbe potuto essere l’obiettivo di una mia personale ricerca.

Da allora, passati quasi 15 anni, ho iniziato a muovermi e a condividere le mie esperienze cliniche e la conoscenza anatomica 4D (tridimensionale e real-time) che, iniziata con i compagni di studio è poi, passando il tempo, approdata agli studenti, ai quali portavo le mie esperienze. Alcune di queste sono già state scritte in questo mio blog.
Durante le lezioni tenute con l’ausilio della proiezione delle immagini degli organi viscerali, sapevo già quale sarebbe stata la reazione degli studenti: sconcerto. Ciò che era stato anche per me ma da un punto di vista opposto: l’anatomia chirurgicaosteopatia

… “ciò che sino a quel momento sapevano veniva messo in crisi da quello che io gli andavo mostrando”

questo mi colpiva allora come oggi ma anche mi carica di grande responsabilità

I recenti lavori pubblicati ( P. Tozzi – D. Bongiorno – JBMT 2011 e 2012) e i corsi e workshop tenuti in Italia e all’estero (Amsterdam e Ulm – Fascia Congress e Fascia Research Project) hanno ancora più accresciuto in me questa sensazione e quindi questi eventi mi hanno fatto comprendere che avrei dovuto portare un contributo soprattutto alle nozioni di “base” dell’Osteopatia.

Così è stato. Dopo le recenti lezioni tenute alla CROMON e al CSOT di Roma, nel febbraio e maggio scorso, ho capito che se avessi potuto portare qualcosa di nuovo quel “qualcosa” avrebbe dovuto creare un punto di partenza e di discussione anch’esso nuovo, forse pericoloso e difficoltoso, ma sicuramente indiscutibile poiché poggiato su dati incontrovertibili, anatomici: i punti di repere.

I reperi anatomici sono gli elementi che consentono di “demarcare” gli organi, di “trovarli” nei test, di “ascoltarne” il carattere e di definirne la “disfunzione”.
La mappatura degli organi in Osteopatia Viscerale risulta, per alcuni di essi, imprecisa, sia dal punto di vista anatomico topografico che anatomico chirurgico.
Ciò forse per il riferimento ad una anatomia “ex-vivo” e non “in-vivo”. Personale ipotesi è che alcuni dei test palpatori siano in realtà posteriori ad alcune delle tecniche e ai risultati terapeutici, entrambi risalenti ad un periodo dove l’oggettivazione era ancora lontana.
Ancora personalmente inoltre poco corretto l’utilizzo talvolta dei termini “sull’organo…” anziché “nella regione dell’organo…”, così come utilizzato da molti osteopati e anche da quanti sono responsabili della formazione, inducendo pertanto nell’errore. Quest’ultimo particolare non é cosa da sottovalutare soprattutto quando ci si trovi in ambiti congressuali di discussione, al fianco di altre figure professionali.

Quando si persegue la ricerca di una Medicina Osteopatica basata sull’evidenza a tutti i costi ed uno dei capisaldi delle scienze mediche,come l’anatomia, non è al contempo precisa, mi sembra un elemento del quale necessariamente occuparsi.
[segue]